Un gusto profondo, un colore intenso, aroma fruttato e vellutato hanno reso il Primitivo uno tra i vini rossi più apprezzati della Puglia. Il suo gusto intenso coinvolge il palato di chi lo beve. È caratterizzato da una storia antica e particolare.

La storia del Primitivo
È arrivato in Puglia grazie agli Illiri, popolo dei Balcani che coltivava la vite. Si hanno le prime notizie del vitigno in alcuni documenti del 1700, con don Francesco Filippo Indelicati: egli notò che fra tutti i vitigni uno in particolare maturava prima e che si poteva vendemmiare già a fine agosto. Lo rinominò “primitivo” dal latino primativus proprio per questa caratteristica.

Dalle Murge Indelicati spostò la coltivazione nelle zone pianeggianti vicino al mare nelle attuali province di Taranto e Lecce. Il terreno e il clima di queste zone resero il Primitivo più corposo, alcolico e con riflessi più violacei.

In seguito, la contessina Sabini di Altamura sposò Don Tommaso Schiavoni-Tafuri di Manduria e portò in dote alcune barbatelle della vite. Fu lui a iniziare la produzione nella zona di Manduria e Maruggio.

Nel 1974 venne la denominazione di origine controllata, che consentiva la coltivazione delle uve del Primitivo nei territori dei comuni di Taranto e Brindisi.

Le caratteristiche del vino primitivo
Si tratta di un vino molto strutturato, forte, con un tasso alcolico che va dai 14 gradi fino anche ai 18 gradi. Il bouquet aromatico è caratterizzato da frutta rossa e frutti di bosco, note speziate e richiami al profumo del mediterraneo.

Gli abbinamenti migliori con il Primitivo sono con carne alla griglia o salumi, ma si abbina anche con primi o dolci. La sua temperatura ideale di servizio è 16/18 °C.

Siamo certi che, una volta provato, non lo dimenticherete!



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